2 Ottobre 2026 🌫 14°

Aumenti mensa scolastica: il Molise registra il rincaro più alto

Il Molise ha visto la crescita più marcata delle tariffe della mensa per la scuola primaria nel 2026-2026: cifre su spese mensili e annuali, differenze tra Campobasso e Isernia, disponibilità degli edifici con mensa e i progetti finanziati dal PNRR

Aumenti mensa scolastica: il Molise registra il rincaro più alto

Nel corso dell’anno scolastico 2026-2026 la spesa per la mensa scolastica in Molise ha registrato un aumento particolarmente significativo, portando la regione al primato per il maggior incremento percentuale nella tariffa della scuola primaria. Il fenomeno interessa sia le famiglie che il funzionamento del servizio e si inserisce in un contesto nazionale di rincari moderati ma diffusi.

La rilevazione prende in considerazione una famiglia tipo composta da due genitori e un figlio, con un reddito lordo annuo ipotizzato di 44.200 euro e un ISEE pari a 19.900 euro, e assume una frequenza di 20 giorni al mese per nove mesi di scuola: questi parametri permettono di confrontare in modo omogeneo i costi mensili e annuali tra regioni e capoluoghi.

Incrementi in Molise: cifre mensili e annuali

Per la scuola primaria in Molise la spesa media mensile è salita a 97 euro segnando un aumento del 16,6% rispetto all’anno precedente. In termini annuali, sempre con la frequenza ipotizzata, il costo per alunno raggiunge i 870 euro contro i 746 euro registrati nell’anno scolastico precedente. Questi valori portano la regione al di sopra della media nazionale, che si attesta intorno a 89 euro al mese per la primaria e a 87 euro per l’infanzia.

Differenze tra infanzia e primaria in Molise

Nella scuola dell’infanzia la spesa media mensile molisana è passata da 83 a 86 euro (+3,5%), un incremento più contenuto e sostanzialmente in linea con la tendenza nazionale. A livello di costo per singolo pasto, in Molise la primaria registra una media di 4,84 euro mentre per l’infanzia il valore medio regionale è di 4,29 euro.

Campobasso e Isernia: estremi nei capoluoghi molisani

Nel dettaglio dei capoluoghi, è Campobasso a spingere la media regionale verso l’alto: il prezzo del pasto nella scuola primaria è passato da 5,29 a 6,47 euro pari a un aumento del 22,3%. La spesa mensile per una famiglia tipo a Campobasso arriva 160 euro. Questi valori collocano il capoluogo tra le città più care d’Italia per la mensa primaria, piazzandolo al terzo posto dopo Parma e Reggio Emilia per costo del pasto.

All’opposto si trova Isernia, dove il costo del pasto è tra i più bassi: 3,20 euro sia per l’infanzia sia per la primaria. In questo capoluogo la spesa mensile stimata è pari a 64 euro mentre quella annuale si attesta a 576 euro collocando Isernia tra le realtà più economiche del Paese per il servizio di refezione scolastica.

Disponibilità di mense e investimenti PNRR in Molise

La questione economica si intreccia con la capillarità del servizio: in Molise solo il 27,9% degli edifici scolastici statali dispone di una mensa o di uno spazio dedicato alla refezione, corrispondente a 82 edifici su 293. Questo dato è inferiore alla media nazionale, che si attesta al 36,5% e sottolinea il nodo della disponibilità infrastrutturale insieme a quello delle tariffe.

Per potenziare l’offerta la regione può avvalersi delle risorse previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza: in Molise risultano finanziati 40 progetti dei quali 17 destinati alla realizzazione di nuove mense scolastiche. A livello nazionale gli interventi finanziati sono aumentati, passando da 961 a 1.975 progetti, con 926 nuove costruzioni previste, un elemento che potrebbe contribuire a ridurre le disuguaglianze territoriali nel medio periodo.

Proposte e richieste di regolazione

Di fronte agli aumenti e alle differenze tra territori, l’associazione impegnata sul tema chiede il riconoscimento della mensa scolastica come servizio pubblico essenziale e universale e sollecita un rafforzamento del Fondo per il contrasto alla povertà alimentare, attualmente definito insufficiente con uno stanziamento di 500.000 euro annui. Tra le proposte figurano anche l’istituzione di un Osservatorio nazionale permanente sulle mense, una regolamentazione uniforme delle Commissioni mensa e il potenziamento dei programmi di educazione alimentare per ridurre gli sprechi e favorire l’uso di prodotti freschi e locali.

Nel complesso, i dati indicano come la spesa per la refezione sia un elemento sensibile del bilancio familiare e come le variabili territoriali (tariffe, disponibilità di mense, investimenti) siano decisive nel determinare l’accesso a un servizio che ha rilevanza educativa, sanitaria e sociale.

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