Stellantis ha annunciato un piano di investimenti da 5 miliardi di euro in Italia tra il 2026 e il 2030. Questo impegno finanziario rappresenta una svolta significativa per il settore automotive italiano, con ricadute positive su vari stabilimenti, tra cui Termoli, Pomigliano, Mirafiori, Melfi e Atessa.
Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGLha espresso soddisfazione per l’annuncio, sottolineando l’importanza di questi investimenti per il mantenimento degli stabilimenti e la continua innovazione nel Paese. Tuttavia, Capone ha anche criticato l’approccio attuale dell’Unione Europea al Green Dealdefinendolo un vantaggio per la Cina e un danno per le imprese e i lavoratori europei.
Investimenti e prospettive per gli stabilimenti italiani
Gli investimenti di Stellantis saranno distribuiti tra vari stabilimenti italiani, con progetti specifici per ogni sito. A Pomigliano, la produzione della Pandina continuerà fino al 2030, mentre a Mirafiori si prevede il rafforzamento della Fiat 500 elettrica e ibrida. A Melfi, sono previsti quattro nuovi modelli, e a Atessa si punterà sulla produzione di veicoli commerciali elettrici.
Tuttavia, restano alcune incertezze, soprattutto per lo stabilimento di Termoli. Sebbene Stellantis abbia confermato la continuità produttiva, non sono state fornite garanzie concrete per nuove attività produttive. I sindacati, tra cui la Fim-Cisl e la Uilmhanno espresso preoccupazione per il futuro di Termoli, chiedendo una strategia industriale più ampia che valorizzi le competenze locali.
Le critiche al Green Deal e le richieste di cambiamento
Paolo Capone ha criticato l’attuale impostazione del Green Dealdefinendolo ideologico e dannoso per le imprese europee. Ha richiesto un cambio di rotta, sostenendo la necessità di misure adeguate e realistiche per accompagnare la transizione energetica. Capone ha anche apprezzato la revisione del divieto di vendere nuove auto a combustione dal 2035, ma ha sottolineato la necessità di fare di più per rilanciare il settore.
Le critiche di Capone sono state rivolte anche alle posizioni di Maurizio Landini, che ha mosso critiche pretestuose e strumentali secondo il leader dell’UGL. Capone ha ribadito la priorità di sostenere il know-how e la capacità produttiva del comparto automotive, accompagnando la transizione con misure adeguate e realistiche.
Le reazioni dei sindacati e le sfide future
Le organizzazioni sindacali hanno accolto con prudenza gli annunci di Stellantis. Se da un lato riconoscono il valore degli investimenti e la conferma della continuità produttiva, dall’altro evidenziano la necessità di garanzie concrete per tutti gli stabilimenti. La Fismic Confsal ha richiamato l’attenzione sul tema della competitività europea, fortemente condizionata dal costo dell’energia e dalla capacità di sviluppare una filiera delle batterie realmente sostenibile.
La Uilm ha espresso una posizione netta, sottolineando la necessità di completare il piano industriale con garanzie concrete per tutti gli stabilimenti. Il sindacato ha richiesto al Governo di ripristinare strumenti di supporto al settore e di definire una vera politica industriale nazionale per l’automotive. Inoltre, la Uilm ha evidenziato la crisi che sta investendo l’indotto automotive, chiedendo misure di sostegno adeguate.
Le prossime settimane saranno decisive per il futuro degli stabilimenti italiani. Il confronto tra azienda, sindacati e Governo proseguirà, con l’obiettivo di garantire stabilità occupazionale e produttiva durante la transizione energetica. La speranza è che le risposte attese possano finalmente arrivare, assicurando un futuro solido e prospero per il settore automotive italiano.


