Un caso che ha scosso l’intera Europa. A Pietracatella, un piccolo comune del Molise, gli esperti del Robert Koch Institut di Berlino sono intervenuti per indagare sul misterioso avvelenamento con ricina che ha portato alla morte di Antonella Di Vita e sua figlia Sara. Un’indagine complessa, che ha visto il coinvolgimento di autorità italiane e tedesche, alla ricerca di risposte in un caso che sembra non avere precedenti.
La casa delle vittime è stata setacciata per dieci ore, con centinaia di campioni prelevati da indumenti, mobili e suppellettili. Gli esperti, muniti di tute anticontaminazioni e apparecchiature sofisticate, hanno lavorato senza sosta per raccogliere ogni possibile traccia del veleno. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha seguito personalmente le operazioni, sottolineando l’unicità del caso in Europa.
Il ruolo degli esperti tedeschi
Christian Herzog e Sylvia Worbs, del Robert Koch Institut, sono considerati tra le massime autorità continentali in materia di minacce biologiche. La loro presenza a Pietracatella ha acceso i riflettori su un caso che sembra non avere precedenti. Gli esperti hanno spiegato che l’analisi dei campioni prelevati richiederà tempo e che i risultati non saranno immediati.
La casa delle vittime è stata transennata e l’area circostante è stata monitorata da agenti della polizia criminale tedesca e italiana. Il sindaco di Pietracatella, Antonio Tomassone, ha espresso il sostegno della comunità alle indagini, sottolineando l’importanza di arrivare alla verità.
Le testimonianze e le indagini
Nei giorni scorsi, sono state sentite diverse persone legate alla famiglia Di Vita. Tra queste, un’insegnante che conosceva la famiglia e il marito di Antonella, Gianni. Inoltre, una donna di Pietracatella è stata indagata per favoreggiamento, accusata di aver ostacolato le indagini negando l’esistenza di tensioni in famiglia.
Gli investigatori ritengono accertati i contrasti tra i due coniugi, ma la parola ora passa agli esperti di Berlino. L’inchiesta per duplice omicidio premeditato resta aperta, con cinque medici indagati per omicidio colposo. Tuttavia, il mistero rimane fitto e le domande senza risposta.
La pista informatica
Un elemento inquietante è emerso dalle indagini: ricerche online sulla ricina, effettuate da un misterioso ‘mister X’ o ‘miss X’ nei mesi precedenti alla tragedia. Questo profilo, sparito improvvisamente dalla piattaforma americana per mesi, è riapparso settimane fa con lo stesso nickname. Un’assenza seguita da un ritorno che, agli occhi degli inquirenti, pesa.
Identificare questo profilo non sarà semplice. La piattaforma ha sede in California e servirà il via libera del FBI tempi lunghi e cooperazione giudiziaria internazionale. La procura ha alzato il tiro, chiamando in causa anche lo Sco il Servizio centrale operativo della polizia di Stato.
Resta da capire se ‘mister X’ sia lo stesso che ha maneggiato quel veleno letale. Un caso che continua a tenere con il fiato sospeso l’intera Europa, in attesa di risposte che potrebbero arrivare solo dopo settimane di analisi.



