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Interrogatorio del sindaco e nuove audizioni nell’inchiesta sulla ricina a Pietracatella

Il sindaco Antonio Tomassone è stato interrogato dalla Squadra Mobile di Campobasso mentre la Procura amplia il pool di consulenti e proseguono audizioni e perquisizioni nella vicenda che ha portato alla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara. L'inchiesta resta divisa tra responsabilità mediche e possibile delitto volontario.

Interrogatorio del sindaco e nuove audizioni nell’inchiesta sulla ricina a Pietracatella

Questa mattina il sindaco di Pietracatella, Antonio Tomassone, è stato ascoltato dalla Squadra Mobile di Campobasso nell’ambito delle indagini sul drammatico avvelenamento con ricina che ha provocato la morte di una madre e di una figlia. Tomassone, da sempre vicino a Gianni Di Vita — padre e marito delle vittime e figura nota nel paese per i suoi ruoli istituzionali — si è presentato in Questura poco prima delle 11, dopo essere stato rieletto alla guida del comune pochi giorni fa.

Fase investigativa e indagini in corso

La Procura di Larino e gli investigatori della Squadra Mobile hanno intensificato una serie di audizioni e verifiche che si svolgono con estrema riservatezza. Le vittime, Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, sono decedute tra il 27 e il 28 dicembre presso l’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo essere risultate positive alla ricina. Gli accertamenti mirano a ricostruire sia la catena di eventi che ha portato all’ingestione della sostanza sia i rapporti e gli spostamenti dei soggetti coinvolti.

Audizioni e persone informate sui fatti

Nei giorni scorsi sono stati più volte richiamati in Questura Gianni Di Vita e la figlia Alice, ascoltati ripetutamente come persone informate sui fatti. Anche altri familiari, tra cui Luigi Di Ielsi, sono tornati a fornire dichiarazioni agli inquirenti. Parallelamente è stata sentita più volte una docente di matematica legata alla famiglia, che lavora all’istituto agrario di Riccia, segno che gli investigatori stanno scandagliando reti di relazioni e frequentazioni attorno al nucleo familiare.

Perizie tecniche e scenari giudiziari

Il fascicolo processuale si muove su due binari distinti: da una parte un’ipotesi di omicidio colposo che vede iscritti cinque operatori sanitari, dall’altra un’indagine per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso di veleno contro ignoti. Per fare luce su questi profili è stato ampliato il pool dei consulenti tecnici della Procura.

Esperti coinvolti

Ai consulenti già incaricati si sono affiancati il professor Carlo Alessandro Locatelli, direttore del Centro antiveleni Maugeri di Pavia, che ha individuato la presenza della ricina nei campioni, e il chimico forense Daniele Merli dell’Università di Pavia. Essi lavoreranno insieme all’anatomopatologa e al gastroenterologo per completare le relazioni sulle autopsie e rispondere a quesiti chiave posti dalla difesa dei medici indagati.

Quesiti cruciali e difficoltà diagnostiche

Tra le domande più rilevanti figura se, al momento dell’arrivo di madre e figlia al Pronto soccorso, fosse possibile riconoscere un avvelenamento da ricina con gli strumenti clinici disponibili e se esistesse una terapia efficace in grado di evitare i decessi. Gli esperti ricordano che la ricina è una tossina particolarmente insidiosa: la sua identificazione richiede analisi complesse e, storicamente, non è disponibile un antidoto specifico.

Tolleranza ai tempi e possibilità di cura

Il Centro antiveleni del Maugeri ha eseguito oltre mille test per giungere all’identificazione della sostanza nei campioni biologici, sottolineando la complessità analitica della questione. Anche il limitato intervallo temporale in cui la tossina provoca danni irreversibili resta un fattore determinante per valutare le possibilità di salvezza indipendentemente dalla condotta dei sanitari.

Ulteriori accertamenti sul campo

Le attività di Polizia Scientifica, previste anche per i prossimi giorni, torneranno nell’abitazione di via Risorgimento a Pietracatella, già sequestrata, per cercare eventuali tracce residue di ricina o altri elementi utili. Tra gli oggetti attenzionati dagli inquirenti figura anche una torta preparata dalla prozia 92enne di Gianni, detta «Isuccia»: nessun sospetto formale nei suoi confronti, ma gli investigatori non escludono che la sostanza possa essere stata inserita in porzioni limitate di un alimento condiviso.

Parallelamente prosegue l’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati, tra cui telefoni e tablet, mentre restano in programma nuove audizioni per persone ritenute centrali nella ricostruzione, come la cugina Laura Di Vita. È atteso inoltre il completamento delle acquisizioni dei dati estratti dai dispositivi, che potrebbero offrire elementi cronologici e comportamentali decisivi.

Nel complesso l’inchiesta prosegue con rigore e sotto stretto riserbo: la Procura e la Squadra Mobile sembrano intenzionate a non lasciare nulla di non verificato, tra approfondimenti tecnici, sopralluoghi e verifiche di carattere familiare e sanitario.

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