Le indagini sul tragico caso di avvelenamento con ricina a Pietracatella, che ha portato alla morte di Antonella e Sara a fine dicembre, stanno prendendo una svolta inaspettata. Gli inquirenti stanno esplorando una nuova ipotesi che potrebbe cambiare radicalmente lo scenario dell’inchiesta.
Secondo fonti vicine alle indagini, emerse durante un importante briefing operativo tra la Squadra Mobile di Campobasso e la Procura di Larino il killer potrebbe aver avuto come obiettivo principale Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella. Questa nuova pista suggerisce che l’attacco alla famiglia Di Vita potrebbe essere stato un tentativo di colpire direttamente l’ex primo cittadino.
La nuova ipotesi investigativa
Gli investigatori stanno ora esaminando attentamente i rapporti tra Gianni Di Vita e il marito di un’amica d’infanzia, una donna che è stata interrogata insieme a lui. Le audizioni degli amici di famiglia hanno rivelato dettagli cruciali sul legame tra Di Vita e questa donna, ma le attenzioni si stanno ora concentrando sul marito di quest’ultima.
L’interrogatorio del marito, inizialmente previsto per i giorni scorsi, è stato rinviato più volte, un segnale che potrebbe indicare la volontà degli inquirenti di monitorare i suoi comportamenti da vicino. Questa mossa strategica potrebbe rivelare ulteriori indizi sul possibile movente del crimine.
Le analisi dei reperti e il ruolo degli esperti tedeschi
Parallelamente agli approfondimenti sulle relazioni personali della famiglia, gli inquirenti stanno cercando di individuare il vettore attraverso il quale il veleno è entrato nell’abitazione. La polizia scientifica ha sequestrato 131 reperti, tra cui contenitori per liquidi medicali, campioni di cibo, una borraccia e il filtro di un’aspirapolvere, prelevati nella casa di via Risorgimento e nello studio professionale di Gianni Di Vita.
Gli esperti del Robert Koch Institute di Berlino, che stanno collaborando con le autorità italiane, stanno analizzando i reperti per confermare la presenza di anticorpi e chiarire la modalità di esposizione alla ricina. Le analisi potrebbero rivelare se il veleno era presente in alcuni alimenti o oggetti presenti nell’abitazione o nello studio di Di Vita.
Il ruolo di Alice e le indagini in corso
Alice, la figlia sopravvissuta, è stata ascoltata nuovamente per ricostruire i pasti del 23 e 24 dicembre, cercando di capire cosa abbiano mangiato la madre e la sorella, chi abbia cucinato e chi abbia portato le diverse pietanze. Le indagini stanno esplorando anche eventuali tensioni di natura sentimentale e questioni economiche che potrebbero aver giocato un ruolo nel crimine.
Gli inquirenti stanno inoltre esaminando la rete di relazioni della famiglia, inclusi i membri del direttivo del premio dedicato a Fabrizio De André, a cui Gianni Di Vita ha intitolato il lungomare di Pietracatella. Tra i personaggi chiave ci sono un’amica di lunga data di Di Vita e una cugina molto vicina alla famiglia, entrambe ascoltate più volte.
Con il massimo riserbo, le indagini continuano a procedere per verificare eventuali mosse sbagliate da parte dei possibili sospetti. La verità su questo tragico caso è ancora lontana, ma ogni nuovo indizio porta gli inquirenti un passo più vicino alla risoluzione del mistero.



