La sorveglianza nazionale sui primi due anni di vita, promossa dal Ministero della Salute e coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, offre un ritratto dettagliato delle pratiche che incidono sulla salute neonatale e infantile. L’indagine del 2026 ha coinvolto 64.789 madri che si sono recate nei centri vaccinali delle Regioni partecipanti, consentendo di rilevare abitudini, intenzioni e gap territoriali con dati rappresentativi.
I risultati mostrano segnali positivi ma anche ambiti critici: dalla volontà vaccinale alle abitudini di allattamento, dall’uso di schermi alla diffusione della lettura in famiglia. È importante leggere queste cifre alla luce delle disuguaglianze socioeconomiche e geografiche che emergono già in epoca periconcezionale, perché incidono sulle opportunità di salute lungo tutta la vita.
Vaccinazioni: intenzioni delle madri e posizionamento regionale
Nel complesso delle Regioni analizzate il 74,4% delle madri dichiara la volontà di effettuare tutte le vaccinazioni previste per i figli, mentre il 21,2% preferisce limitarsi alle dosi obbligatorie e il 4,2% è indeciso. La situazione regionale varia: la Sicilia registra il valore più basso di adesione generale (circa il 63,6%), mentre la Basilicata raggiunge l’84,6% di consenso totale. Queste differenze indicano che, oltre alla dimensione individuale, pesano fattori locali come informazione, accesso ai servizi e fiducia nelle istituzioni.
Il caso Molise e il confronto nazionale
Nel Molise la propensione a vaccinare tutti i figli è particolarmente elevata: il 77,8% delle madri intervistate si dichiara favorevole a tutte le vaccinazioni, il 17,5% opta per le sole obbligatorie e il 4,7% è indeciso. Questi valori collocano il Molise al quinto posto nella graduatoria nazionale, dietro a Basilicata, Sardegna, Emilia-Romagna e Lombardia, segnalando una buona copertura di atteggiamenti pro-vaccino in quell’area.
Pratiche perinatali: acido folico, fumo, alcol e allattamento
I comportamenti in gravidanza e nel periodo neonatale presentano luci e ombre. Sul fronte dell’acido folico, il 93,2% delle madri riferisce di averne fatto uso durante la gravidanza, ma solo il 35,4% lo ha assunto nel periodo raccomandato in modo appropriato, cioè nel periodo periconcezionale necessario per massimizzare l’efficacia preventiva. Questo indica margini di miglioramento nell’informazione pre-concezionale e nei percorsi di assistenza.
Fumo, alcol e allattamento
La percentuale di donne che ha fumato in gravidanza nel pool regionale è del 5,5%, con oscillazioni regionali (dal 3,2% nella P.A. di Bolzano al 7,9% nel Lazio). In allattamento il consumo di tabacco tende ad aumentare insieme all’uso di prodotti alternativi come sigarette elettroniche. Per l’alcol, la maggioranza non ha consumato bevande in gravidanza: tuttavia il 7,4% dichiara una piccola assunzione 1-2 volte al mese; quote più elevate di consumo si osservano in allattamento e nelle regioni del Nord. Sul piano dell’allattamento esclusivo, il 48,2% dei bambini di 2-3 mesi viene nutrito esclusivamente al seno, ma la percentuale scende al 39,3% tra 4 e 5 mesi e il 13,1% dei neonati non ha mai ricevuto latte materno.
Ambiente domestico, schermi, lettura e disuguaglianze
Oltre alle pratiche sanitarie, i fattori ambientali e culturali giocano un ruolo cruciale. A 2-5 mesi il 14,6% dei bambini trascorre tempo davanti a TV, tablet o smartphone, con punte più alte nel Sud; la maggior parte delle esposizioni è inferiore a un’ora giornaliera, ma una quota (3,4%) arriva a 1-2 ore al giorno. La lettura condivisa è ancora poco diffusa: nella stessa fascia d’età oltre la metà dei bambini non ha ricevuto letture nella settimana precedente l’intervista, soprattutto nelle regioni meridionali.
Sostegno alla genitorialità e interventi necessari
Il monitoraggio rileva anche carenze nei servizi di supporto: se il 70% delle madri ha partecipato agli incontri di accompagnamento alla nascita, soltanto il 18% ha ricevuto una visita domiciliare post parto. Il congedo paterno viene usufruito da poco più della metà dei padri, con notevoli differenze territoriali. Questi elementi evidenziano la necessità di rafforzare misure di sostegno concreto nelle prime fasi della vita per ridurre le disuguaglianze che agiscono già prima della nascita.
Nel complesso, i dati della Sorveglianza 0-2 anni confermano un miglioramento rispetto alle rilevazioni precedenti ma sottolineano margini di intervento: potenziare l’informazione sul periodo periconcezionale, favorire l’allattamento, ampliare il sostegno domiciliare e ridurre l’esposizione precoce agli schermi sono azioni prioritarie per promuovere la salute infantile in modo equo su tutto il territorio nazionale.