Gabriele Scarduzio nasce il 18 maggio 1896 a Monteroduni in una famiglia agiata e percorre gli studi tra il liceo di Isernia, quello di Sessa Aurunca e l’università di Napoli, dove si iscrive alla facoltà di lettere. La chiamata alle armi muta il cammino di molti giovani: nella estate del ’17 Scarduzio è tra i volontari che chiedono di far parte dei reparti d’assalto e, dopo un periodo di addestramento, entra nei reparti che si alleneranno a Zortea e sosteranno a Pove ai piedi del Grappa in attesa di impiego.
L’addestramento e la formazione nel reparto d’assalto
Nel corso dell’inverno, fino a dicembre e poi nel febbraio del ’18, il reparto si sottopone a un intenso addestramento: dal lancio di bombe all’uso del lanciafiamme, dall’avanzata in condizioni estreme alle esercitazioni per pattuglie e attacchi coordinati. In questo periodo il maggiore Giovanni Messe prende il comando e, con disciplina e rigore, plasma il reparto fino a quando, il 12 maggio, la numerazione muta in IX reparto d’assalto. Messina, già reduce dalla gavetta nella 57° fanteria, impone uno standard severo che forgia gli uomini e li rende capaci di operazioni d’assalto rapide e determinate.
Equipaggiamento e distintivo degli arditi
Gli arditi sono dotati di armamenti specifici: il moschetto 91 con baionetta ripiegabile, petardi e bombe a mano, pistole-mitragliatrici e cannoncini 65/17, con il pugnale quale arma chiave nel corpo a corpo. La divisa li distingue: giubba aperta, fiamme nere al bavero e maglione grigioverde, insieme all’esenzione dai turni di trincea per essere impiegati solo negli assalti più rischiosi.
Azioni combattive sull’Asolone e le vette vicine
Tra i luoghi dove Scarduzio si mette in luce vi sono Asolone, la zona di Osteria del Lepre e la testata di Val Cesilla. In un’azione di rettifica di linea, il reparto attacca posizioni tenute dal 22° della brigata Cremona e dal 139° della Bari. In quell’occasione Scarduzio guida il suo plotone con vigore, penetrando nelle postazioni avversarie e affrontando il nemico in corpo a corpo: qui riporta la prima ferita e ottiene la prima medaglia d’argento.
Il 15 giugno 1918, data della grande offensiva austro-ungarica che investe Altopiani e Grappa, il IX reparto viene impiegato per controbattere la spinta avversaria. Nella giornata il reparto circonda e ricaccia il nemico, riconquistando quote e prendendo prigionieri: tra questi azioni si contano 300 prigionieri, con il sacrificio di 5 arditi caduti e 81 feriti in una fase particolarmente violenta.
Contrattacchi e riprese di quota
Le fasi successive vedono il IX impegnato in attacchi a valichi e cime: reparti di arditi avanzano sotto il fuoco, utilizzano petardi e lanciafiamme per neutralizzare le mitragliatrici avversarie e spesso si risolvono in azioni di limite estremo. In uno di questi contrattacchi Scarduzio, alla testa di una sezione di lanciafiamme, viene ferito al petto ma rifiuta il soccorso per rimanere in prima linea: il suo comportamento vale la motivazione per una seconda medaglia d’argento che sottolinea «parole ardenti di entusiasmo e di fede» nella spinta verso la vittoria.
Durante queste azioni il comandante Messe descrive l’ufficiale di Monteroduni con parole che riassumono il carisma e il valore del giovane: «entusiasta, pieno di fede nei destini della Patria, animato dal più puro sentimento del dovere, valoroso e sprezzante del pericolo, magnifico trascinatore di uomini». Al suo fianco combattono ufficiali come il capitano Angelo Zancanaro, figura di riferimento del reparto.
Nel procedere delle operazioni gli arditi conquistano posizioni, costringono il nemico a ripiegare e contribuiscono a catturare centinaia di prigionieri: in alcune azioni si stimano circa 600 prigionieri complessivi presi dalle linee ostili, mentre su singole vette l’impegno e le perdite umane rimangono rilevanti per la tenuta del fronte.
La vita militare di Scarduzio si conclude tragicamente sul campo, portando con sé la fama di soldato coraggioso e la proposta di onorificenza più alta che tuttavia non verrà conferita nella massima misura: riceve la terza medaglia d’argento per il valore dimostrato. La salma viene recuperata e tumulata con gli onori militari a Bassano del Grappa, dove oggi riposa nel Tempio Ossario, testimonianza della memoria collettiva per gli arditi del Molise e degli uomini che, come lui, sacrificarono la propria giovinezza per l’idea della Patria.



