La marineria di Termoli ha deciso di interrompere volontariamente le attività di pesca aderendo alle manifestazioni promosse dalle altre marinerie lungo l’Adriatico. Dopo circa quattro mesi di stato di agitazione, gli armatori locali si sono riuniti nel Mercato Ittico del porto per fare il punto sulla situazione e concordare forme comuni di protesta per richiamare l’attenzione delle istituzioni.
La decisione e il contesto della protesta
Nel corso dell’incontro gli operatori hanno votato per un fermo volontario come strumento di pressione e sensibilizzazione. La scelta nasce dalla somma di criticità che pesano sul comparto: il mancato accesso alle agevolazioni sul carburante, i numerosi ritardi nell’erogazione degli aiuti economici e la lentezza nell’attuazione di misure europee indispensabili per la commercializzazione.
Perché un fermo e cosa significa per il territorio
Il fermo volontario non è solo un gesto simbolico: provoca ricadute economiche immediate su imprese, equipaggi e filiere locali. Le difficoltà non riguardano solamente gli armatori ma anche i lavoratori imbarcati, i grossisti e i mercati dove il pescato rappresenta una quota significativa del reddito. Con questa protesta la marineria mira a sollecitare risposte rapide e operative dalle autorità competenti.
Richieste principali avanzate dagli armatori
Al centro del confronto c’è innanzitutto il tema del credito d’imposta per l’acquisto del carburante, misura annunciata da tempo ma ancora priva di procedure operative accessibili. Gli armatori lamentano la mancanza di istruzioni concrete che permettano l’utilizzo dello sgravio, elemento che potrebbe ridurre una delle voci di costo più pesanti per le flotte.
Indennizzi e misure comunitarie in sospeso
Un altro punto critico sono gli indennizzi per i periodi di fermo pesca relativi al 2026 e al 2026: nonostante le graduatorie provvisorie, mancano ancora tempistiche certe per la liquidazione dei fondi. Parallelamente, la misura Feampa 5.68, pensata per sostenere la commercializzazione dei prodotti della pesca, è stata autorizzata a livello europeo ma resta bloccata in attesa di autorizzazioni ministeriali, impedendo così interventi programmati a livello regionale incluso il Molise.
Effetti economici e preoccupazioni degli operatori
Gli armatori di Termoli sottolineano come i costi di gestione rimangano elevati mentre i margini operativi si assottigliano sempre più. La combinazione di spese crescenti, aiuti non erogati e misure non attivate crea un quadro di incertezza che mette a rischio la sostenibilità delle imprese. La protesta intende trasformare questo malessere in una richiesta chiara di soluzioni concrete.
Impatto sociale e prospettive occupazionali
Oltre agli aspetti economici, la protesta evidenzia il tema sociale: la difficoltà di garantire retribuzioni regolari e condizioni di lavoro dignitose per gli equipaggi. Senza una svolta politica e amministrativa, molte realtà locali rischiano di perdere competitività e posti di lavoro, con effetti a catena sull’indotto.
La chiamata alle istituzioni e i prossimi passi
Con la deliberazione del fermo volontario, la marineria di Termoli chiede interventi tempestivi e misure operative per sbloccare le risorse promesse. Gli armatori sollecitano chiarimenti sul funzionamento del credito d’imposta, tempi certi per gli indennizzi 2026-2026 e l’approvazione definitiva di Feampa 5.68 a livello ministeriale, elementi considerati essenziali per riportare stabilità al settore.
La mobilitazione si inserisce in un quadro più ampio di iniziative lungo l’Adriatico, con l’obiettivo di ottenere risposte coordinate da parte delle istituzioni nazionali e regionali. Gli operatori locali ribadiscono la disponibilità al confronto, ma chiedono che alle parole seguano atti amministrativi concreti e tempi certi per l’erogazione dei sostegni promessi.


