Il caso si è verificato nella mattina del 20 settembre 2026, quando le autorità hanno scoperto un tentativo di introdurre dispositivi di comunicazione all’interno della Casa Circondariale di Campobasso. Il fatto ha subito attratto l’attenzione della Polizia Penitenziaria e della Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Campobasso i quali hanno avviato le procedure per identificare il responsabile.
Secondo le ricostruzioni operative, un giovane di 23 anni con una storia di numerosi precedenti di polizia, si è avvicinato al perimetro esterno dell’istituto penitenziario. Da quella posizione ha lanciato diversi pacchi verso l’interno del complesso, presumibilmente con l’obiettivo di distribuire telefonini cellulari ai detenuti.
Il lancio di pacchi contenenti telefoni cellulari
L’operazione è stata intercettata grazie all’osservazione di movimenti sospetti da parte degli agenti di guardia. Non appena i pacchi sono stati individuati, le forze di ordine hanno reagito immediatamente, recuperando due involucri uno è stato rinvenuto nel cortile interno della struttura, l’altro nel tratto di recinzione esterna. All’interno di entrambi i contenitori sono stati trovati telefoni cellulari evidentemente destinati a detenuti in custodia nello stesso istituto.
Dettagli dei pacchi recuperati
Gli oggetti sequestrati risultano essere modelli di ultima generazione, capaci di connettersi a reti mobili e quindi di compromettere la sicurezza interna della struttura. La presenza di tali dispositivi all’interno di un carcere rappresenta una violazione grave delle norme di controllo del territorio carcerario in quanto facilita la comunicazione non autorizzata con l’esterno e l’organizzazione di attività illecite.
Indagini congiunte di Carabinieri e Polizia Penitenziaria
Il Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Campobasso in stretta collaborazione con la Polizia Penitenziaria ha avviato un’indagine approfondita. Sono stati analizzati i filmati di videosorveglianza presenti sia all’interno che nei pressi della struttura, così come le tracce fotografiche degli oggetti sequestrati. Grazie a questi elementi, le forze dell’ordine hanno potuto ricostruire la dinamica dell’accaduto e identificare il soggetto responsabile, che è stato successivamente deferito all’Autorità giudiziaria.
Stato della procedura giudiziaria
Al momento, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Come precisato dalle autorità, la presunzione di non colpevolezza rimane valida fino alla sentenza definitiva. Il giovane è stato denunciato in stato di libertà e la sua posizione è al vaglio dell’Autorità giudiziaria, che valuterà le responsabilità penali in relazione al reato di introduzione di materiale proibito all’interno di un istituto penitenziario.
Il caso mette in luce le difficoltà di garantire la sicurezza all’interno delle strutture carcerarie e l’importanza di una sorveglianza costante da parte delle forze dell’ordine. Le autorità hanno ribadito l’impegno a contrastare ogni forma di contrabbando di dispositivi tecnologici, considerati una minaccia crescente per l’ordine interno delle carceri.



