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Riconoscimento Palestina: il centrosinistra italiano si unisce per una politica estera comune

I leader del centrosinistra italiano, Conte, Schlein, Bonelli e Fratoianni, si sono uniti per promuovere il riconoscimento dello Stato di Palestina e altre riforme chiave.

Riconoscimento Palestina: il centrosinistra italiano si unisce per una politica estera comune

In un momento di grande fermento politico, i leader del centrosinistra italiano hanno deciso di unire le forze per promuovere una politica estera comune. Durante la Festa Nazionale dell’Avanti a Campobasso, Giuseppe Conte, Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno condiviso un palco per discutere delle priorità del campo largo, con un focus particolare sul riconoscimento dello Stato di Palestina.

Questa iniziativa rappresenta un passo significativo verso la creazione di una coalizione unita, pronta a sfidare il governo attuale e a proporre un’alternativa concreta per il futuro del Paese.

Il riconoscimento della Palestina come priorità

Uno dei temi centrali del dibattito è stato il riconoscimento dello Stato di Palestina. Giuseppe Conte ha sottolineato l’importanza di questa mossa, chiedendo anche sanzioni contro Benjamin Netanyahu e il riconoscimento del genocidio nella Striscia di Gaza. Conte ha ribadito che un governo progressista dovrebbe tornare a concentrarsi sulle fasce più deboli della popolazione, con strumenti di sostegno per i redditi e le famiglie.

Elly Schlein ha legato questa scelta alla formula dei “due popoli, due Stati”, sostenendo che il riconoscimento della Palestina deve diventare una conseguenza concreta della strada indicata dalla comunità internazionale. Nicola Fratoianni ha adottato una linea ancora più netta, affermando che, se il centrosinistra dovesse vincere, il riconoscimento immediato dello Stato palestinese sarebbe una priorità assoluta.

Il confronto con il governo Meloni

Il contrasto con il centrodestra non si limita al riconoscimento della Palestina. Schlein ha rilanciato la richiesta di sospendere l’accordo di associazione tra Unione europea e Israele, accusando il governo italiano di aver ostacolato finora una decisione europea in questa direzione.

Mentre dodici Paesi, tra cui Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito, hanno annunciato l’intenzione di introdurre restrizioni nazionali o sostenere misure europee contro il commercio di beni provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, l’Italia non figura tra i firmatari. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che Roma preferisce decisioni commerciali prese dall’Unione europea per evitare distorsioni del mercato interno.

Schlein contesta questa impostazione e sostiene che il governo non possa invocare una soluzione europea e, allo stesso tempo, opporsi alle misure più incisive discusse a Bruxelles. La segretaria democratica ha rilanciato anche una proposta già condivisa dalle principali forze del campo progressista: vietare in Italia il commercio dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani considerati illegali secondo il diritto internazionale.

La politica internazionale e le differenze interne

Quando il discorso si allarga alla politica internazionale nel suo complesso, la convergenza si fa più difficile. Conte ha ribadito la condanna dell’aggressione russa all’Ucraina, ma ha insistito sulla necessità di applicare gli stessi principi del diritto internazionale a prescindere dal Paese coinvolto. Il leader del Movimento 5 Stelle ha citato anche il Venezuela e ha chiarito che un futuro governo progressista non dovrebbe usare «doppi o tripli standard» davanti alle guerre e alle violazioni della sovranità degli Stati.

Questa impostazione conferma differenze già note tra le forze dell’alleanza. Il Pd mantiene una collocazione europeista e atlantica, con una linea di sostegno all’Ucraina, mentre il Movimento 5 Stelle ha assunto negli ultimi anni posizioni più critiche sull’invio di armi, sull’aumento delle spese militari e su alcune scelte della Nato.

La convergenza su Gaza, quindi, non elimina automaticamente le distanze su Ucraina e difesa europea. Se il centrosinistra vuole arrivare alle elezioni con un vero programma di governo, questi resteranno capitoli centrali da affrontare.

Il programma e la leadership

Angelo Bonelli ha provato a tradurre l’appello all’unità in un calendario politico concreto. Di fronte alla richiesta di accelerare arrivata dalla platea, il co-portavoce di Europa Verde ha risposto in romanesco: «Avete ragione: sbrigamose». La proposta è usare ottobre come mese di consultazione popolare per costruire il programma del centrosinistra.

Bonelli ha indicato anche i temi su cui impostare la piattaforma: sanità pubblica, salari, politiche climatiche e lotta alle disuguaglianze. Su questi fronti le distanze tra le tre forze sono molto più contenute rispetto alla politica internazionale. Salario minimo, rafforzamento della sanità pubblica, transizione energetica, tutela del lavoro e contrasto alla precarietà possono diventare la base economica e sociale dell’alleanza.

La sfida sarà trasformare obiettivi condivisi in scelte di governo definite, con priorità e coperture economiche comuni. Sul palco resta sospesa una domanda decisiva: chi guiderà la coalizione alle prossime elezioni? Le figure politicamente più forti sono quelle di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Ma aprire subito il confronto sulla leadership rischierebbe di trasformare la costruzione dell’alleanza in uno scontro interno tra Pd e Movimento 5 Stelle prima ancora di definire il progetto condiviso.

Schlein prova quindi a invertire l’ordine delle priorità: prima il programma, poi le regole per scegliere il candidato alla guida del governo. La segretaria del Pd non esclude nessuna ipotesi. Potrebbe essere adottato un meccanismo legato ai risultati elettorali delle singole forze oppure si potrebbe ricorrere alle primarie, alle quali Schlein dice di essere disponibile.

Il tema mostra uno dei problemi ricorrenti delle coalizioni italiane: vincere le elezioni non basta se le forze che compongono la maggioranza non riescono a governare insieme con una base comune sufficiente. Per il centrosinistra il vero banco di prova sarà capire quanto possa essere ampio il campo senza perdere coerenza politica.

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