Il settore artigiano del Molise sta vivendo una crisi profonda che ha portato alla chiusura di una bottega su quattro negli ultimi dieci anni. Secondo i dati elaborati dalla Cgia di Mestre su dati Inps, le imprese artigiane sono passate da 8.847 nel 2015 a 6.321 nel 2026, un calo che non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche.
Questa situazione critica non riguarda solo i numeri, ma ha un impatto significativo sull’identità economica e sociale della regione. L’artigianato, in una regione come il Molise, rappresenta molto più di una semplice attività economica: è un presidio dei territori, un lavoro autonomo, una trasmissione di competenze e un elemento fondamentale per la tenuta delle comunità locali.
Isernia, la provincia più colpita
Tra le due province molisane, Isernia è quella che ha risentito maggiormente della crisi. Nel 2026 le imprese attive erano 1.867, mentre nel 2026 sono scese a 1.765, con una flessione del 5,5%. Questo dato è particolarmente preoccupante se si considera che in una provincia di dimensioni ridotte come Isernia, ogni attività economica ha un peso specifico maggiore sulla vita dei centri abitati.
La chiusura di decine di imprese in un contesto già fragile può produrre effetti immediati e visibili: meno occupazione, minore circolazione di reddito, minori opportunità per i giovani e un ulteriore indebolimento del tessuto commerciale e produttivo. Isernia si trova davanti a una doppia strettoia: da una parte la storica debolezza del mercato locale, dall’altra l’erosione progressiva di quel capitale professionale che l’artigianato incarna.
Campobasso non sta meglio
Anche Campobasso, la provincia più grande del Molise, non sta meglio. Nel 2026 le imprese artigiane attive erano 4.773, mentre nel 2026 sono scese a 4.556, con un calo di 217 imprese in un solo anno, pari al 4,5%. Anche se la percentuale di chiusura è leggermente inferiore rispetto a Isernia, il numero assoluto di imprese perse è significativo.
In una provincia più grande, il fenomeno può apparire meno vistoso nell’immediato, ma la perdita di 217 imprese in un solo anno suggerisce che non si tratta di episodi isolati. È invece il segnale di una difficoltà estesa che investe mestieri, filiere locali e piccole attività spesso decisive per la vita economica quotidiana.
Le possibili cause della crisi
Non è possibile attribuire la flessione del settore artigiano a una sola causa. Tuttavia, alcuni elementi di contesto plausibili emergono chiaramente. In territori come il Molise, l’artigianato risente generalmente della riduzione della domanda locale, della difficoltà di accesso al credito, dell’aumento dei costi di gestione, della concorrenza dei mercati più grandi e della fatica nel passaggio generazionale.
Un tema spesso sottovalutato è la minore attrattività di alcuni mestieri tradizionali presso le nuove generazioni. Se il lavoro artigiano non incontra più aspirazioni, formazione adeguata e prospettive di redditività, il rischio è che molte attività arrivino a fine corsa senza eredi imprenditoriali. E una volta abbassata la saracinesca, riaprire non è mai automatico.
Nonostante tutto, il settore non è immobile. Esistono esperienze capaci di innovare, di integrare saperi tradizionali e tecnologie, di puntare sulla qualità e sulla personalizzazione. Tuttavia, il dato aggregato racconta che, almeno per ora, queste energie non bastano a compensare il numero delle chiusure.
La vera sfida per il Molise non sembra essere soltanto quella di arginare la perdita, ma di ripensare il ruolo dell’artigianato dentro una strategia più ampia di rilancio territoriale. Difendere ciò che resta è necessario, ma da solo rischia di non essere sufficiente. Occorre rendere il settore nuovamente attrattivo, economicamente sostenibile, integrato con turismo, filiere locali, servizi e innovazione.



