Le indagini sull’avvelenamento con ricina di Antonella Di Iersi e Sara Di Vita, mamma e figlia trovate morte a Pietracatella lo scorso dicembre, stanno raggiungendo un punto cruciale. Gli inquirenti affermano di conoscere l’identità dell’assassino, ma cercano ancora le prove scientifiche decisive per dimostrarlo.
La ricina una delle tossine più potenti conosciute, è stata identificata come la causa dei decessi. Le analisi tossicologiche hanno confermato la presenza di dosi letali della sostanza nei campioni biologici delle vittime. Gli esperti del Robert Koch Institute di Berlino stanno conducendo analisi approfondite su alimenti e oggetti sequestrati per ricostruire la catena degli eventi.
Le indagini e i sospettati
Le indagini si stanno concentrando su quattro persone, tra cui un esperto nell’estrazione della ricina. Gli inquirenti hanno precisato di non volere un Garlasco Bis riferendosi alla necessità di prove scientifiche certe per evitare errori giudiziari. Le ispezioni condotte nei pressi del Lago di Occhito e in altri comuni della provincia di Campobasso hanno rivelato la presenza di piante di ricino, utilizzate localmente per scopi agricoli.
Le persone sentite in Questura includono amici e parenti della famiglia Di Vita, tra cui il parroco di Campobasso, Don Stefano Fracassi, che potrebbe avere informazioni rilevanti sui segreti di Antonella. Le indagini si stanno concentrando sulla cerchia familiare, dove potrebbe nascondersi il movente del crimine.
L’autopsia, depositata alla Procura di Larino, ha confermato che i decessi sono stati causati da dosi letali di ricina. I medici che hanno effettuato le autopsie hanno dichiarato che, data l’elevata quantità di tossina e l’assenza di un antidoto specifico, nessuna condotta sanitaria diversa avrebbe potuto salvare le vittime. La comparsa dei primi sintomi nella mattinata del 25 dicembre orienta verso un’esposizione avvenuta tra il 23 e il 24 dicembre, probabilmente per via orale.
Le conclusioni dell’autopsia scagionano i medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, che erano indagati con l’ipotesi di omicidio colposo. Gli esami tossicologici hanno confermato la presenza di tossine del ricino nei campioni biologici delle vittime, confermando l’ipotesi di un’intossicazione acuta.
Testimonianze e scoperte locali
Gianfranco Paolucci, sindaco di Macchia Valfortola, ha fornito una testimonianza rilevante. Ha ricordato che Antonella e Gianni avevano celebrato il loro matrimonio nella sua struttura sul Lago di Occhito. Ha anche confermato la presenza di piante di ricino spontanee nella zona, utilizzate in passato per scopi agricoli. La scoperta di una piantagione di ricino a pochi chilometri dal lago ha confermato la facilità con cui ci si può procurare questa pianta nella zona.
Le indagini continuano a tutto campo, con ulteriori ispezioni previste nei prossimi giorni. Gli inquirenti sono determinati a trovare le prove scientifiche necessarie per risolvere il caso e portare alla giustizia il colpevole.



