Le indagini sull’avvelenamento con ricina che ha portato alla morte di Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita a Pietracatella continuano a procedere con complessità e attenzione da parte degli inquirenti. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha fornito aggiornamenti significativi sullo stato delle indagini, evidenziando la necessità di ulteriori accertamenti.
Le indagini e i consulenti tedeschi
Le relazioni dei consulenti tedeschi del Robert Koch Institut di Berlino, incaricati di analizzare i campioni tossicologici, non sono ancora state depositate. La procuratrice Antonelli ha spiegato che i tempi potrebbero allungarsi rispetto alla scadenza inizialmente prevista, a causa della complessità delle attività in corso. Gli esperti tedeschi sono stati incaricati il 29 giugno e hanno iniziato le operazioni il 7 luglio. Le loro risultanze dovranno essere incrociate con i dati raccolti dalla squadra mobile di Campobasso, che ha già raccolto oltre 200 testimonianze, dispositivi elettronici, reperti e risultati delle autopsie.
Le attività complesse e i prossimi passi
La procuratrice ha precisato che le attività sono numerose e complesse e che potrebbero essere richieste proroghe di 30 giorni ciascuna, entro e non oltre i sei mesi dalla data di inizio delle operazioni di consulenza tecnica. L’inchiesta per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso del veleno resta contro ignoti, ma gli eventuali sviluppi dovranno attendere il completamento di queste attività.
I sospettati e gli avvisi di garanzia
Secondo quanto emerso, gli investigatori della questura di Campobasso sarebbero pronti a chiedere i primi avvisi di garanzia per il caso di Pietracatella. Le indagini stanno cercando di capire come Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi abbiano ingerito la ricina e chi possa aver architettato l’eventuale avvelenamento. La guida delle indagini è stata assegnata alla procuratrice di Larino, che dovrà scegliere, in base alle informazioni fornite, chi saranno formalmente gli indagati del caso.
Il confronto tra Gianni Di Vita e l’insegnante di matematica
Uno dei passaggi centrali dell’inchiesta è stato il confronto avvenuto lo scorso 20 agosto alla Questura di Campobasso tra Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e una sua vecchia amica, insegnante di matematica. Da quel faccia a faccia sarebbero emerse alcune contraddizioni su aspetti ancora al vaglio degli inquirenti. Antonella avrebbe confidato l’intenzione di separarsi dal marito e sarebbero emersi contatti con il marito della donna sentita insieme a Di Vita. Elementi che restano però oggetto di accertamento.
Un altro fronte decisivo riguarda gli esami scientifici. Secondo quanto emerso, gli esperti tedeschi avrebbero riscontrato quantità elevate di ricina nello stomaco di Antonella, circostanza che rafforzerebbe l’ipotesi di un avvelenamento deliberato. Gianni Di Vita non sarebbe mai entrato in contatto con la ricina e il malore accusato nei giorni della tragedia non sarebbe quindi collegato a un avvelenamento. Gli inquirenti hanno continuato a sentire numerose persone, anche nel periodo di Ferragosto. Una nuova audizione prevista per lunedì sarebbe stata rinviata e potrebbe svolgersi direttamente in Procura a Larino.
Il materiale raccolto sarebbe stato trasmesso alla procuratrice competente, alla quale spetterà decidere se procedere con eventuali iscrizioni nel registro degli indagati. Durante una trasmissione televisiva, un prozio di Gianni Di Vita ha parlato di un’estate segnata da ansia e attesa, aggiungendo di non voler «mettere la mano sul fuoco» per nessuno, ma di augurarsi che Di Vita risulti estraneo ai fatti. Le accuse restano indiscrezioni giornalistiche, non conclusioni giudiziarie. L’inchiesta resta aperta e, fino a eventuali provvedimenti ufficiali, tutte le persone coinvolte devono essere considerate estranee ai fatti contestati.



