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Procura e sopravvissuti a Petacciato: ricostruzione e dubbi

La Procura di Larino chiarisce i ruoli tra rimozione delle macerie e ricostruzione; sopravvissuti raccontano di una strada accessibile la mattina del 2 aprile.

Procura e sopravvissuti a Petacciato: ricostruzione e dubbi

La vicenda del ponte sul Trigno, crollato il 2 aprile, è oggi al centro di due filoni paralleli: le indagini giudiziarie e le ricostruzioni tecniche e operative. A Petacciato, in occasione di un incontro pubblico a Palazzo Ducale la procuratrice capo di Larino, Elvira Antonelli ha fatto chiarezza su ruoli e tempistiche, sottolineando che le attività della Procura procedono indipendenti dal cronoprogramma stabilito da Anas. Nel frattempo, a distanza di sei mesi testimonianze dirette di chi è sopravvissuto alla tragedia contribuiscono a ricomporre la sequenza degli avvenimenti lungo la viabilità secondaria che collega Petacciato Marina alla statale Adriatica.

Dichiarazioni della Procura e organizzazione delle operazioni

Durante l’evento organizzato dall’Associazione Muse e dal gruppo di lettura L’Acciughina con il patrocinio del Comune di Petacciato la procuratrice ha spiegato che i tempi delle operazioni sul ponte crollato dipendono da Anas e che questo cronoprogramma è distinto dalle attività investigative della Procura. Ha inoltre precisato: “La ricostruzione del nuovo ponte non dipende dalla rimozione delle macerie” indicando che si tratta di due capitoli separati: uno inerente alla ricostruzione del viadotto per il quale la Procura non ha competenza decisionale, e l’altro relativo alla rimozione delle macerie che deve essere condotta preservando lo stato dei luoghi a fini probatori.

Antonelli ha inoltre comunicato che, secondo le conoscenze della Procura frentana, il nuovo ponte non verrà ricostruito nella stessa sede del precedente. All’incontro, moderato dalla scrittrice Simonetta Tassinari sono intervenute anche la prof.ssa Stefania Scippa dell’Unimol e la comandante della sezione atti persecutori del Reparto analisi criminologiche del Comando Legione dei Carabinieri Abruzzo e MoliseBarbara Vitale che hanno contribuito con considerazioni di carattere tecnico e giuridico.

La testimonianza dei coniugi sopravvissuti e il tragitto aperto

In una ricostruzione fornita da una coppia che ha raccontato la propria esperienza a distanza di sei mesi dal crollo, emerge che la mattina del 2 aprile era possibile raggiungere il viadotto sebbene fosse stato disposto un divieto di transito dalla sera precedente. I coniugi, che si sono recati all’ospedale di Pescara per un appuntamento del figlio, hanno dichiarato di aver trovato uno sbarramento a Petacciato Marina ma di aver poi imboccato una strada di campagna indicata dal navigatore che li ha ricondotti sulla statale prima del ponte.

Il percorso alternativo passa per la provinciale Mare Collina in territorio di Montenero di Bisaccia ed entra sull’Adriatica. I testimoni hanno riferito: “La strada era completamente aperta” e hanno aggiunto che “Non c’era nessuno che potesse indicare un percorso alternativo” così come evidenziato dall’avvocata termolese Serena Branca che ha accompagnato la coppia nell’intervista. Gli stessi hanno dichiarato che lungo la deviazione non hanno trovato transenne né segnali, in pratica che non c’era niente a delimitare l’accesso proibito.

Il momento del cedimento e fattori tecnici

I coniugi hanno raccontato di aver visto l’asfalto spezzarsi e pezzi di carreggiata sollevarsi, con un suono descritto come quello di cavi d’acciaio che si rompono. Il conducente ha detto: “Ho pensato solo ad accelerare” e ha attribuito la propria salvezza alla potenza del veicolo, una vettura a quattro ruote motrici con motore di tre mila di cilindrata. Prima dell’entrata sul ponte avevano notato l’auto di Racanati nello specchietto retrovisore; dopo l’incrocio con la statale non l’hanno più rivista.

Ricerche in mare e richieste della famiglia Racanati

La Capitaneria di Porto di Termoli ha coordinato le ricerche in mare e alla foce impiegando sommozzatori, sonar e metal detector per scandagliare fondali estesi su oltre sei chilometri quadrati e fino a circa 2,4 chilometri dalla costa. La famiglia di Domenico Racanati chiede che le operazioni vengano accelerate: il fratello Alessandro ha ricordato i ritrovamenti di parti dell’auto e di reti da pesca che il marittimo trasportava verso Ortona e la convinzione è che Domenico possa trovarsi ancora nell’area del ponte sotto le macerie.

La preoccupazione principale riguarda l’arrivo di nuove precipitazioni che potrebbero ingrossare il fiume Trigno spostare materiali e coprire i punti da verificare. La famiglia ha chiesto uno slancio operativo per le ricerche: ogni giorno per loro è sempre peggio ha detto Alessandro nella richiesta di accelerazione degli interventi.

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