Il Rapporto Bes 2026 dell’ISTAT mette in luce una forte disomogeneità territoriale nella partecipazione politica delle donne ai livelli regionali. Tra le evidenze più nette c’è il dato che vede Molise e Basilicata piazzarsi al fondo della classifica nazionale per quota di elette nei consigli regionali, con appena il 14,3% di rappresentanza femminile.
La fotografia offerta dal rapporto non si limita a percentuali: scava nelle dinamiche che hanno portato a queste posizioni, segnala la composizione degli organi regionali e confronta l’Italia con la media europea, facendo emergere distanze significative rispetto agli obiettivi nazionali e ai risultati di altri paesi.
Composizione dell’Assemblea legislativa del Molise e nomi verificati
All’interno della realtà molisana, l’Assemblea legislativa conta 21 eletti a Palazzo D’Aimmo. Di questi, solo tre sono donne: Micaela Fanelli e Alessandra Salvatore, entrambe nel Pd, e Stefania Passarelli, espressione della maggioranza con il movimento Il Molise che vogliamo. Questo squilibrio numerico rende evidente la distanza tra la composizione effettiva dei consigli e gli standard di rappresentanza di genere auspicati a livello nazionale.
Che cosa si intende per rappresentanza
Nel rapporto si usa il termine rappresentanza femminile per indicare la percentuale di seggi occupati da donne all’interno di un organo elettivo. In questo contesto, la misura è essenziale per valutare quanto le istituzioni locali riflettano la composizione della popolazione e per monitorare il progresso verso la parità politica stabilita dalla Strategia nazionale per la parità di genere.
Confronto tra regioni: punte alte e basse e recenti variazioni
Se Molise e Basilicata segnano il valore minimo nazionale al 14,3%, le quote più alte si osservano in Umbria con il 47,6% e nelle regioni di Lazio e Piemonte entrambe al 41,2%. All’estremo opposto, oltre al duo del Sud, la Puglia registra un’altra quota bassa pari al 15,7%. Questi contrasti mostrano quanto la rappresentanza femminile sia influenzata da fattori locali e dalle scelte elettorali nelle singole autonomie regionali.
Variazioni registrate nel periodo più recente
Il Rapporto Bes 2026 documenta anche cambiamenti percentuali rilevanti avvenuti nell’ultimo anno. Tra gli incrementi più significativi figurano la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste che arriva al 22,9% con un aumento di 11,5 punti percentuali, e la Campania che sale al 23,5% (+7,8 punti). Incrementi più contenuti emergono in Puglia (+2,0) e Calabria (22,6%; +3,2). Al contrario, si segnalano diminuzioni in alcune regioni: la Toscana scende al 22,5% con una variazione di –12,5 punti percentuali, e le Marche calano al 25,8% (-3,2 punti).
Media nazionale, obiettivi e confronto europeo
Nel complesso, la percentuale media di donne elette nei consigli regionali per il 2025 è pari al 26,8%, un lieve aumento di +0,4 punti rispetto al 2024 e un miglioramento di +10,8 punti rispetto al 2014. Nonostante il trend positivo sul lungo periodo, il livello nazionale resta distante dal target del 40% indicato dalla Strategia nazionale per la parità di genere.
Il confronto con l’Europa mostra ulteriori scarti: la media dell’UE27 è al 36,4%, quindi oltre 9 punti percentuali sopra l’Italia. Alcuni paesi registrano performance molto più alte, come la Francia (49,0%) e la Spagna (47,8%), mentre la Germania si colloca al 33,4%. Questi riferimenti internazionali evidenziano lo spazio di miglioramento per la rappresentanza italiana nei consessi locali.
Nel complesso, il quadro tracciato dal Rapporto Bes 2026 mostra che, sebbene la presenza femminile nelle assemblee regionali stia lentamente crescendo, permangono forti differenze territoriali e un divario rispetto agli obiettivi di parità che richiederà interventi mirati e monitoraggio continuo.



