Don Alberto Conti apre le porte della Caritas di Trivento a tre giovani volontarie – Suemy, Camilla e Ludovica – che hanno deciso di dedicare un anno al Servizio Civile. In un periodo in cui l’indifferenza sembra dominante, questa decisione dimostra che è possibile fermarsi, ascoltare e offrire una mano a chi vive situazioni di fragilità. L’impegno dei tre è un segnale forte: la solidarietà può nascere da giovani scelte coraggiose, trasformando la routine quotidiana in un percorso di crescita collettiva.
Il Servizio Civile nella Caritas di Trivento: un impegno concreto
Il progetto, inserito nel Servizio Civile Universale vede le tre volontarie affiancare gli operatori dei Centri di ascolto. Qui, la prima azione non è la consegna di beni, ma la disponibilità a sentire chi varca la soglia. “Sono qui, ti ascolto” è il messaggio che le ragazze ripetono, trasformando il semplice gesto di stare presenti in un vero atto di ascolto. Questo approccio mette in luce l’essenza della Caritas: accogliere la persona nella sua interezza, riconoscendone dignità e storia.
Le attività quotidiane: distribuzione, presenza e cura
Ogni giorno, Suemy, Camilla e Ludovica collaborano nella preparazione dei pacchi alimentari destinati a famiglie in difficoltà. Ma la loro azione va oltre la logistica: insieme agli operatori, offrono un sorriso, una parola di conforto e una mano tesa. L’attività si svolge in un clima di gentilezza e rispetto elementi che, secondo Don Alberto, non possono essere separati dalla giustizia sociale. La Caritas ritiene fondamentale non solo alleviare un bisogno materiale, ma anche comprendere le cause profonde della povertà, promuovendo autonomia e speranza.
Il valore dell’ascolto nei Centri di ascolto
Nei Centri di ascolto, l’ascolto è la porta d’ingresso verso la ricostruzione personale. Le volontarie, con la semplice frase “Sono qui, ti ascolto“, creano uno spazio sicuro dove chi è solo può raccontare le proprie difficoltà senza timore di giudizio. Questo gesto di attenzione è spesso più potente di qualsiasi dono materiale, perché restituisce dignità a chi si sente invisibile.
Impatto reciproco: ciò che i volontari ricevono
Il tempo trascorso al fianco delle persone più vulnerabili regala alle ragazze una nuova prospettiva sul mondo. Incontrano storie di sofferenza e di speranza che rimodellano le loro convinzioni, insegnando che ogni piccolo gesto può accendere una luce. Don Alberto conclude sottolineando che, al termine dell’anno, non saranno solo le beneficiarie a ricevere qualcosa: le tre giovani porteranno con sé un bagaglio di esperienze, empatia e un senso di responsabilità verso la comunità.
Il progetto, battezzato “Cammini di speranza”, mira a costruire una “civiltà dell’amore” partendo dai più fragili. Le parole rimangono un invito a tutti: anche un gesto apparente piccolo può contribuire a una società più umana e solidale.



