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Piante di ricino segnalate in Molise vicino a istituti scolastici

Segnalazioni in più comuni del Molise hanno portato al ritrovamento di piante di ricino vicino ad alcuni istituti frequentati da persone legate alle vittime; le verifiche informatiche e i campionamenti proseguono.

Piante di ricino segnalate in Molise vicino a istituti scolastici

Nuovi elementi sono entrati nell’inchiesta per l’avvelenamento con ricina che ha causato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita a Pietracatella. In diversi comuni del Molise sono arrivate segnalazioni sulla presenza di piante di ricino alcune inoltrate direttamente alle forze dell’ordine e oggetto di sopralluoghi e prelievi.

Le verifiche hanno coinvolto scuole frequentate da persone vicine alla famiglia delle vittime e hanno previsto controlli sui dispositivi informatici degli istituti per cercare eventuali ricerche online sulla sostanza tossica. Gli inquirenti mantengono un approccio prudente: i ritrovamenti non implicano automaticamente un nesso con le morti, ma rappresentano elementi che devono essere esaminati nel quadro più ampio dell’indagine.

Ritrovamenti e interventi nelle scuole di Casacalenda e Riccia

Agenti della Squadra Mobile si sono recati in diverse località, tra cui Casacalenda e Riccia, dopo segnalazioni di cittadini. A Casacalenda sono state fotografate e verbalizzate piante riconosciute come ricino nei pressi di un istituto dove lavora una persona collegata alla famiglia Di Vita. In quel caso non è stato disposto alcun sequestro: sono stati effettuati rilievi e raccolti campioni vegetali per analisi. Lo stesso tipo di intervento è stato ripetuto in altri centri.

Campionamenti e riscontro operativo

Il prelievo di campioni vegetali vicino agli istituti scolastici ha lo scopo di accertare la specie botanica e valutare se i semi possano essere compatibili con la produzione della ricina. Le operazioni sono state svolte con procedure ordinarie di polizia giudiziaria: documentazione fotografica, verbalizzazione della presenza delle piante e trasporto del materiale ai laboratori competenti per gli esami. Al momento le autorità precisano che tali riscontri non attestano automaticamente un collegamento diretto con le morti.

Controlli informatici nelle scuole e accertamenti sulle ricerche

Parallelamente ai sopralluoghi esterni, gli investigatori hanno esteso verifiche ai dispositivi informatici di quattro istituti distribuiti tra Riccia, Campobasso e Casacalenda. L’obiettivo dichiarato è ricostruire eventuali ricerche in rete sulla ricina effettuate prima o dopo il decesso di Antonella e Sara, per valutare se vi siano tracce utili a definire tempi e modalità dell’esposizione alla sostanza.

L’accesso ai computer scolastici rientra nelle attività tecniche previste per casi di avvelenamento con una tossina rara: gli investigatori cercano dati che possano indicare un interesse specifico verso la sostanza, istruzioni operative o consultazioni che suggeriscano contatti tra persone indagate e materiale informativo rilevante. Tali controlli sono parte di un quadro probatorio più ampio, che include rilievi ambientali e indagini medico-legali.

Stato delle indagini e punti ancora da chiarire

Le vittime, madre e figlia, sono decedute dopo un’intossicazione confermata dagli esami medico-legali come dovuta a ricina. Restano tuttavia da chiarire le circostanze dell’esposizione: come la sostanza sia entrata in contatto con le vittime, da quale fonte provenga e chi, eventualmente, ne abbia determinato la diffusione. Gli accertamenti proseguono per ricostruire la catena di eventi e individuare responsabilità.

Nel corso delle indagini sono emersi anche elementi di contesto personale e relazionale che gli inquirenti stanno valutando; non si escludono ulteriori interrogatori e approfondimenti sui rapporti sociali e familiari che possono avere rilevanza investigativa. Per ora, però, gli accertamenti botanici e informatici sono trattati come piste investigative distinte, ognuna con la propria utilità probatoria.

In alcune aree rurali e nei pressi del lago di confine tra regioni sono arrivate altre segnalazioni di piante di ricino con testimonianze di agricoltori che in passato hanno anche mostrato pubblicamente la coltivazione della specie. Gli investigatori sottolineano che la semplice presenza della pianta non costituisce di per sé prova dell’uso criminale della tossina, ma impone verifiche puntuali per escludere o confermare un collegamento con il caso di Pietracatella.

La combinazione di rilievi botanici, analisi sui campioni, verifiche informatiche e accertamenti medico-legali compone il percorso investigativo che dovrà fornire risposte su origini e responsabilità dell’avvelenamento. Fino a quando gli esami non restituiranno risultati definitivi, le autorità mantengono cautela nel correlare gli elementi raccolti.

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