Negli ultimi giorni le bancarelle del mercato centrale di Termoli si sono ritrovate con scaffali quasi vuoti, specialmente per quanto riguarda i prodotti alimentari freschi. Il caro-vita ha reso difficile l’approvvigionamento di frutta, verdura e, soprattutto, di pesce, tanto da arrivare al paradosso di cui si discute in cittadina: un ciuffo d’insalata costa più di una porzione di pescato.
Il fenomeno è direttamente collegato al recente blocco dei tir provenienti dal Sud Italia. Le camionette cariche di pescato freschissimo rimangono bloccate al porto di Termoli, incapaci di raggiungere i banchi del mercato. Così, nonostante la disponibilità di merce sia più alta che mai, le vendite stanno crollando, con i clienti che, a causa dell’aumento dei costi di vita, riducono drasticamente gli acquisti.
Blocco dei tir: il pesce si accumula ma non si vende
Il profumo del mare si mescola all’aria del mercato di ‘San Timoteo’ il quartiere che prende il nome dal santo custodito nella cattedrale cittadina. Qui i pescivendoli attendono l’arrivo di un autotrasportatore, ma la pausa è interminabile. “Adesso il pesce qui costa meno della verdura” commenta Gaetano, uno dei venditori più anziani del luogo.
La voce di Gaetano, venditore di pesce
Gaetano spiega che con 5 euro è possibile acquistare una selezione di prodotti di buona qualità – scampi, gamberi e cicale – mentre la stessa cifra non arriva a coprire nemmeno la quantità di bietole e altre verdure richieste. “Con la stessa cifra non si compra la stessa quantità di bietole,” aggiunge, “la situazione non è buona.” Il pescato, pur essendo abbondante, resta invenduto perché i consumatori, “non hanno soldi”, preferiscono limitare gli acquisti.
Agricoltori locali in difficoltà: la testimonianza di Pasquale
Non sono solo i pescatori a sentire gli effetti della crisi. A pochi passi dal banco dei frutti di mare, Pasquale, agricoltore nato a Frattamaggiore e residente da più di quaranta anni in Basso Molise, espone i suoi ortaggi coltivati a Campomarino. “La gente non compra niente,” lamenta, “non si arriva più a fine mese”. Anche i suoi prodotti di filiera corta non riescono a trovare acquirenti, nonostante la loro qualità.
Pasquale descrive una scena quotidiana: i clienti arrivano al mercatino, acquistano mezzo chilo d’uva, un melone, un fascio di carote, due cipolle e due patate ma non vanno oltre. “Stanno tutti senza soldi”, afferma, sottolineando che la situazione è peggiorata di mille volte rispetto a due-tre anni fa. La combinazione di blocco dei tir e crescita dei prezzi dei beni di prima necessità ha creato una spirale di scarsità e di ridotte possibilità di spesa.
Il mercato di Termoli, una volta simbolo di vitalità per la città adriatica, sembra ora intrappolato in una contraddizione: abbondanza di merce ma mancanza di acquirenti. Le parole di Gaetano e Pasquale dipingono una realtà in cui il costo della vita troppo alto ha rovesciato le dinamiche tradizionali del commercio locale, facendo sì che il pesce, un tempo bene pregiato, sia ora più accessibile della semplice insalata.



